27 gennaio 2014 – La rendicontazione Csr non solo ha guadagnato spazi all’interno dei bilanci aziendali, ma ha anche aperto nuovi campi di analisi. Come quello relativo al meccanismo di acquisti e alla catena di fornitura delle aziende. Tant’è che, secondo quanto emerso dall’ultimo Osservatorio sostenibilità supply chain (Ossc) condotto dall’associazione non profit Acquisti e sostenibilità e presentato a dicembre, il 100% delle società italiane che pubblicano il rendiconto Csr (entro agosto 2013) e che sono incluse nell’indice di Borsa Ftse Italia All Share, applica un codice etico ad acquisti e fornitori e circa il 30% usa strumenti specifici per la valutazione della sostenibilità nella catena di fornitura.

Ne è un esempio Fiat, che dal 2009 «invia questionari di self assessment ai fornitori diretti, che producono circa il 65% della componentistica auto, e ha premiato il più virtuoso in un ottica di rafforzamento della parnership grazie alla condivisione di principi e valori», come ha sottolineato in occasione della presentazione dello studio Daniela Fumero, dirigente del gruppo Fiat per l’area acquisti. Mentre il chief audit & sustainability executive di Autogrill, Silvio De Girolamo, ha focalizzato la propria attenzione su quello che chiama «il circolo della sostenibilità». «Spesso le aziende si occupano di diffondere questi concetti solo all’interno dei report – ha spiegato – ma ciò non soddisfa l’esigenza di comunicazione nei confronti dei consumatori. Per questo abbiamo fatto un primo esperimento in una delle nostre strutture, dando informazioni ai clienti circa l’energia utilizzata, fotovoltaica e geotermica, riutilizzo dell’acqua, utilizzo di prodotti a chilometro zero. E il consumatore apprezza questo tipo di informazione». Fulvio Rossi, responsabile dell’area sviluppo e integrazione progetti del gruppo Terna, ha invece evidenziato la valenza interna della reportistica, «perché costituisce un’occasione di riflessione sulle decisioni aziendali». Le imprese italiane, dunque, cercano di imboccare la strada giusta per rispondere ai criteri di sostenibilità richiesti dall’industria moderna. Per gradi, certo, ma con strategia e metodo.

L’Osservatorio sostenibilità supply chain (Ossc) è giunto ormai alla sua sesta edizione. La rendicontazione sulla supply chain è partita con qualche ritardo, ma si sta ponendo come importante driver di crescita per le aziende. Nel complesso l’Osservatorio rileva che è cresciuta l’attenzione di acquisto responsabile sul piano economico, ambientale e sociale, e in qualche caso anche culturale, nella scelta delle materie prime, nel consumo di energia e altre risorse e nella relazione strategica con i fornitori (anche se, precisa, solo alcune imprese realizzano un approccio olistico). Alla base di questa “presa di coscienza” c’è anche la definizione sempre più concreta di linee guida accreditate a livello internazionale. Come rileva anche Donato Toppetta, responsabile del centro studi e curatore di Ossc 2013 «con tutta probabilità il reporting della sostenibilità continuerà a crescere spinto, in particolare, dalla disclosure richiesta dagli analisti Sri, incentivata dalla nuova versione G4 dello standard Gri».

Nel dettaglio, lo studio, validato da Imq (Istituto italiano per il marchio di qualità), ha analizzato i Rendiconti Csr/sostenibilità relativi all’anno 2012 (e pubblicati entro agosto 2013) di 50 imprese italiane incluse nell’indice Ftse IT All Share e di un campione di 26 imprese non incluse nell’indice ma comunque «rappresentative della realtà imprenditoriale pubblica e privata italiana». Ne è emerso come il 100% delle prime (e il 96% delle seconde) applichi un codice etico ad acquisti e fornitori. Circa il 30% delle imprese Ftse It All Share usa poi strumenti specifici per la valutazione della sostenibilità nella catena di fornitura. Quasi tutte le aziende considerate, inoltre, hanno dichiarato di aver integrato criteri Csr nella selezione dei fornitori e molte richiedono il codice etico o di condotta come clausola precontrattuale. A livello di settori, trasporti (+54%), utility ed energia (+31%), assicurazioni (+26%) hanno registrato i punteggi più alti nell’indice di sostenibilità supply chain.

Raffaela Ulgheri

 

A cura di ETicaNews