14 febbraio 2013 – La stagione dell’attivismo degli investitori americani nel 2013 sarà memorabile. Quasi una shareholder revolution. Almeno così pensa Paul Hodgson, grande esperto di governance ex capo responsabile della ricerca di Gmi ratings che lo ha licenziato a metà dicembre scorso e che ora è diventato un analista indipendente.

La sua previsione è netta: dopo aver assaggiato la battaglia nel 2012, gli investitori stanno annusando la vittoria ma al posto di indugiare sugli allori continueranno a combattere.

Nel 2012, le proposte relative a un cambio di governance secondo il rapporto di Glass Lewis hanno ricevuto un sostegno senza precedenti ed è molto probabile che questa ondata di attivismo proseguirà anche quest’anno. Ma quali saranno i campi di battaglia quest’anno?

Dopo aver ottenuto soltanto due vittorie l’anno scorso, uno dei terreni su cui si concentrerà l’impegno dei soci attivi è il cosiddetto “Proxy Access”, cioè la possibilità da parte degli shareholder di inserire nomi di loro scelta nella lista dei candidati alla nomina di consiglio di amministrazione. Un attivismo stimolato dal malcontento dei soci nei confronti dei risultati o del comportamento tenuti dal management e che l’anno scorso hanno portato in due casi (Vornado Realty Trust e Cablevision Systems) a voti negativi nei confronti dei membri del board. Uno dei soci più attivi nel mondo, Norges Bank, che gestisce il Fondo di pensione norvegese (uno dei maggiori fondi di investimento del mondo) ha presentato una proposta di proxy access a quattro società (Charles Schwab, CME Group, Western Union e Wells Fargo) che sono state votate da diversi altri soci di minoranza ed è ragionavole ritenere che l’atteggiamento di Norges Bank non sarà diverso quest’anno.

Un altro tema caldo è quello della remunerazione del management visto che il 2012 è stato un anno di particolare scontentezza dei soci rispetto al 2011. In base all’indice Russell 3000, nel 2012 sono state 55 le corporation che hanno perso il voto consultivo sui compensi (il cosiddetto Say on Pay) e 286 hanno ricevuto un voto contrario.

Le cause contro le società che hanno ignorato il fatto di aver perso il voto consultivo sono andate male ed è per questo che in questa proxy season gli shareholder adotteranno un’altra tattica: promuoveranno class action contro le società prima dell’assemblea annuale imputando una disclosure incompleta o fuorviante. Con il grosso rischio per le corp di dover rinviare l’assemblea dei soci.

Tra le proposte più gettonate, anche quella di separare i ruoli di presidente e di amministratore delegato di una medesima società. E se i consigli di amministrazione ignoreranno tali proposte, l’Iss (l’Institutional shareholder service, cioè il maggior advisor americano in tema di attivismo), ha indicato ai soci di votare contro l’intero board.

La trasparenza sui finanziamenti dell’economia alla politica è un tema destinato a scemare, visto che le elezioni si sono già tenute a fine 2012, mentre sarà calda la questione ambientale. Le proposte dei soci nel 2012 si sono concentrate nel richiedere la pubblicazione del report di sostenibilità e nell’impatto sul cambiamento climatico. Secondo Paul Hodgson, anche nel 2013 l’attivismo dei soci proseguirà in tal senso.

Fausta Chiesa

 

A cura di ETicaNews