15 ottobre 2014 – È stata una settimana nera per le banche di investimento che scontano sempre più la dubbia eticità dimostrata negli anni passati. È quanto emerge dal weekly monitor di Covalence Ethicalquote. L’analisi sulla reputazione delle aziende legata alle attività di Responsabilità sociale ha però messo in luce anche chi ha fatto bene, soprattutto impegnandosi per diminuire il proprio impatto ambientale.

CHI RIDE

È stata una settimana positiva per la reputazione di Dow Chemical Company dopo che la società ha fatto sapere di aver lanciato un programma pilota di apprendistato insieme ad Alcoa. La collaborazione si inserisce all’interno del progetto Advanced Manufacturing Partnership (Amp). Sempre Alcoa, ma in questo caso la fondazione del gruppo, assieme alla Fondazione Nazionale statunitense a protezione dei pesci e delle specie marine (National Fish and Wildlife Foundation, Nfwf) hanno fatto sapere che, durante il primo anno di collaborazione a difesa della biodiversità negli Stati Uniti, hanno elargito sei borse di studio a favore della conservazione della biodiversità. Buone notizie giungono anche da Domtar Corporation che ha ricevuto numerosi premi per il proprio impegno ambientale, tra cui il Pulp and Paper International (Ppi). Infine, Stora Enso e il gruppo Volvo hanno unito le forze per ridurre le emissioni di carbonio nelle fabbriche che Volvo possiede in Belgio attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili, tramite una connessione di teleriscaldamento.

CHI PIANGE

Torna a far parlare (male) di sé Amazon: la società, infatti, è finita sotto la lente d’ingrandimento dei media dopo che l’autorità garante della concorrenza Europea ha dichiarato che il regime fiscale applicato dal Lussemburgo nel 2003 per Amazon Eu Sarl potrebbe non essere stato in linea con le condizioni del mercato. La settimana ha visto protagonista anche Ubs. Le autorità svizzere hanno trasmesso al governo francese documenti riguardanti 300 clienti della banca di investimento sospettati di aver evaso le tasse. I magistrati d’Oltralpe hanno richiesto a Ubs di pagare una multa di 4,88 miliardi di euro, in base a quanto riportato da Reuters. Barclays, dal canto suo, ha chiuso una class action patteggiando per 20 milioni di dollari. La banca era accusata dagli Stati Uniti di aver manipolato i tassi Libor. Altra banca, altra class action: un giudice federale americano ha infatti fatto sapere che Jp Morgan Chase dovrà fronteggiare una causa voluta dagli investitori che affermano di essere stati ingannati sulla sicurezza dei titoli ipotecari garantiti dalla stessa banca nel periodo precedente alla crisi finanziaria del 2008. Il tutto per un valore totale di 10 miliardi di dollari.

A cura di ETicaNews