11 luglio 2013 – «Il Bilancio integrato? È anche, e forse soprattutto, un problema di governance di processo». A illustrare il percorso a ostacoli dell’adozione di quello che viene ritenuto la “frontiera” della rendicontazione sostenibile è Fulvio Rossi, responsabile Csr di Terna, nonché presidente del Csr manager network. Un esperto, dunque, che sul tema è senza dubbio in prima fila. Anche se, a quanto emerge, la partita cruciale non si gioca soltanto davanti alle quinte, ossia implementare i principi messi a punto da organismi internazionali come l’International Integrated Reporting Council (Iirc), impresa già di per sé non facile, visto che ancora mancano linee guida applicative. Il vero gradino da superare è nelle retrovie, ossia nel percorso di collaborazione e convergenza tra funzioni «che fino a oggi hanno agito secondo logiche differenti: il Bilancio, guidato dal rispetto di norme obbligatorie, e la Csr, basata sulla volontarietà».

L’obiettivo, dunque, è trovare una governance della rendicontazione?

Più nel dettaglio, l’obiettivo è di mobilitare le diverse competenze aziendali che il progetto richiede, definendo compiti e le responsabilità. Il nodo è che l’integrated reporting (Ir) coinvolge certamente sia la funzione Csr sia quella del Bilancio, ma verso un obiettivo che non è semplicemente di “combinare” due report in un solo documento. Un rapporto integrato è molto di più: significa raccontare l’azienda e le sue performance – finanziarie e non – in modo sintetico e innovativo, esplicitando le connessioni tra le diverse anime. Per giunta, significa guardare ai risultati di un anno come tappe di un percorso strategico non solo di breve termine. Dunque, sul piano organizzativo, non basta coordinare i tempi di elaborazione dei dati contabili e di quelli ambientali e sociali. Occorre disegnare ex novo una narrazione che coinvolge altre competenze, per esempio Investor relations e la Comunicazione, visto che la sintesi fornita dall’Ir dovrebbe essere un riferimento per tutta la comunicazione aziendale, verso gli azionisti e tutti gli stakeholder.

Terna a che punto è arrivata?

Lo scorso anno abbiamo pubblicato sul nostro sito un “Progetto di rapporto integrato” che proponeva, secondo lo schema logico dell’Iirc, l’elenco di tutti i passaggi della Relazione finanziaria e del Rapporto di sostenibilità pertinenti con ciascun blocco di contenuti. Quest’anno, la relazione sulla gestione ha accolto al suo interno una parte dei temi di sostenibilità così individuati. Questa modalità di lavoro a doppio binario ci pare particolarmente utile, perché consente di sperimentare le innovazioni in fase di “post-produzione”, dopo la pubblicazione dei documenti ufficiali, e di utilizzare i risultati nel seguente ciclo di pubblicazioni. Ora tocca di nuovo al sito: il nostro obiettivo è di mettere on line entro fine luglio una ricomposizione ragionata dei contenuti di Relazione finanziaria e Rapporto di sostenibilità 2012 (l’indirizzo sarà http://ternaintegratedreport2012.message-asp.com/it) secondo le più recenti indicazioni dell’Iirc. A ottobre-novembre intendiamo elaborare, anche sulla base di quanto fatto per il web, un draft di un vero rapporto integrato da realizzare sui dati 2013.

E in prospettiva?

Entro fine 2013 produrremo anche una versione alleggerita dell’attuale bilancio di sostenibilità con l’obiettivo di accorciare i tempi di aggiornamento e puntare ad approvare contestualmente, l’anno prossimo, il bilancio di gruppo e il rapporto di sostenibilità. Ma la sfida vera è progredire verso l’integrated reporting.

Siete nel campione di aziende italiane del progetto pilota Iirc che il 15 luglio chiuderà la consultazione sul primo schema presentato in aprile. Come procede?

Abbiamo lavorato insieme alle altre aziende italiane del Pilot Programme per inviare, oltre alle osservazioni che ciascuno potrà segnalare individualmente, anche una risposta collettiva italiana. E’ importante perché siamo ancora in una fase di definizione del framework, e c’è la possibilità di far valere la nostra voce su aspetti che condividiamo, quali il trade-off tra la materialità e la comparabilità.

Sembrano esserci diversi trade off in campo.

È così. In termini di comparabilità, il G4, ossia le più recenti linee guida del Gri-Global reporting initiative, ha aumentato i parametri di riferimento. Evidentemente, il principio pur importante della materialità (fatto proprio dall’Iirc, ma anche dallo stesso G4), ossia della “concreta” rilevanza di un’informazione in relazione alla tipologia di azienda considerata, rischia di spingere nella direzione opposta a quello di una maggiore comparabilità. Il rischio è che la necessaria trasparenza su alcuni parametri scomodi sia aggirata col pretesto della non materialità.

Come se ne esce?

Bisogna lavorare su più fronti. Da un lato, occorre rendere più concreti e applicabili i principi che guidano l’integrated reporting, creando un “ponte” con gli standard già esistenti, come appunto il G4. Dall’altro, c’è ancora molto da fare in tema di comparabilità degli stessi standard G4, come dimostrano le analisi di benchmarking tra imprese che da alcuni anni abbiamo sviluppato nel Rapporto di sostenibilità di Terna.

 

A cura di ETicaNews